Intervista a Mayu Tuntíak, coautore

[Questa intervista è stata tratta da EffeEffe Biblios. L’originale si può trovare qui.]

Abbiamo avuto la fortuna di contattare Mayu Tuntíak, il co-autore del libro “Le Parole dello Sciamano”, una raccolta di conversazioni che lui da allievo ebbe con Francesco “Tsunki” De Giorgio, sciamano della tradizione Shuar.

Da cosa nasce questo libro?
Bhè, tutto è iniziato un po’ per caso: un giorno mentre lui insegnava a noi allievi, gli chiesi come mai non scrivesse un libro. Quello che diceva era sicuramente di valore. Allora lui mi rispose che non ne sarebbe valsa la pena, perché è difficile – anzi, impossibile – trasmettere insegnamenti sciamanici con la parola scritta; inoltre lui non aveva il tempo di farlo, e scrivere un libro è molto impegnativo. Al che io gli proposi la formula dell’intervista, che per lui sarebbe stata più leggera. Lì per lì non credevo avrebbe accettato, non è una persona facile. Tuttavia acconsentì, anzi all’inizio quasi gli piacque come idea. E così abbiamo iniziato a scrivere il libro o, meglio, ci siamo incontrati in più di qualche occasione e io, senza essermi preparato alcuna domanda ma semplicemente lasciandomi ispirare dalla situazione del momento, gli facevo delle domande e lui rispondeva: in alcuni casi con dei silenzi perché la domanda non gli piaceva, e in altri è riuscito a stupirmi per la profondità delle risposte. La stesura del libro l’ho fatta io: è stato un grande lavoro di taglia e cuci, non soltanto delle nostre conversazioni, ma anche di insegnamenti che lui ha impartito ai suoi allievi. Inoltre per dare una prospettiva in prima persona, ho anche scritto di mio pugno alcune esperienze di guarigione per dare al lettore la possibilità di immergersi meglio nelle situazioni.

Da dove scaturisce il tuo interesse per lo sciamanesimo?
L’incontro con lo sciamanesimo l’avevo fatto prima di conoscere Tsunki, tuttavia non ero mai riuscito a interessarmi veramente. Io sono stato sempre alla ricerca di una via, di una strada spirituale autentica, però non ero mai riuscito a trovare qualcosa a cui mi sentissi veramente di appartenere. Esattamente dieci anni fa, più o meno in questo periodo, feci un sogno in cui un uomo con la barba, un cappello ,una giacca a frange e una collana con un dente di giaguaro era all’uscio di un tepee degli indiani delle pianure. Nel sogno io sapevo che avrei dovuto partecipare ad una cerimonia che si faceva dentro, dove si trovava una comunità di persone. Quest’uomo però mi chiese se ero sicuro di farlo, in quanto molte delle mie certezze sarebbero state messe a dura prova. Io risposi di sì. Qualche mese dopo conobbi quest’uomo nella realtà, ed era Tsunki, uno sciamano riconosciuto della tradizione Shuar. Lo contattai perché da molto tempo ero alla ricerca di una cura per un problema cronico di salute che non ero riuscito a sconfiggere né andando da dottori, né da psicoterapeuti, omeopati, agopuntori e terapeuti di vario genere. Per me allora la guarigione sciamanica era l’ultima delle speranze. Durante una cerimonia in cui c’erano altre persone della sua comunità, operò su di me una potente guarigione. Da quel momento in poi continuai a seguirlo andando spessissimo ai suoi incontri, ero curioso di conoscere di più della sua enorme sapienza… Molte delle certezze che avevo nella vita sarebbero poi crollate, ma allo stesso tempo ho avuto la possibilità di conoscere di più il mondo degli spiriti di cui prima avevo solo un’idea vaga e romantica.

In che maniera lo sciamano ti ha aiutato a scrivere il libro?
Posso rispondere in maniera molto semplice: nessuna! Certo, le parole sono sue. Però non mi ha mai dato alcuna indicazione, mai mi ha dato un’opinione relativamente alle varie bozze. Tuttavia il lavoro è stato particolarmente impegnativo, perché sentivo sulle mie spalle una certa responsabilità nel riportare nella maniera più originale possibile i suoi discorsi. Comunque non sono stato solo: ringrazio i molti suoi allievi che mi hanno aiutato. Tra tutti Giuliano “Nantu” Rigotti (www.giulianorigotti.com), l’allievo più antico dello sciamano, artista che ha disegnato la copertina e tutte le bellissime illustrazioni che si trovano nel libro. Nonostante non l’abbia praticamente mai letto, lo sciamano ha infine accettato che lo pubblicassi. Spero solo che un giorno, quando finalmente lo leggerà, gli piaccia!

Cosa dobbiamo aspettarci dalla lettura di questo libro?
Gli argomenti trattati sono tanti. Le conversazioni comunque partono dalla descrizione di cosa sia lo spirito, cosa sia il potere e cosa sia l’altra realtà. Le risposte dello sciamano però, contengono metafore, miti, immagini evocative, non definizioni. Perché questa è l’unica maniera in cui si può riuscire ad afferrare qualcosa che va oltre la nostra mente. La mente infatti non permette di accedere alla realtà vera, quella che sottende tutte le cose. E’ utile, ma è anche limitante.

In che senso la mente è limitante?
E’ molto difficile spiegare, perché la mente la usiamo di continuo, soprattutto nella nostra società. E’ come nel mito della caverna di Platone: se sei nato dentro e non hai mai visto quello che c’è fuori, credi che il mondo intero sia soltanto quello che è lì accanto a te, e le ombre che vedi all’uscio non sai bene cosa siano… Questo lo si capisce meglio con delle esperienze sciamaniche (per esempio con l’uso del tamburo o con dei particolari esercizi respiratori) che ti portano in stati alterati di coscienza. In questi stati hai accesso ad una percezione espansa della realtà, e scopri che la mente è una sorta di schermo che limita quello che gli sciamani chiamano “visione”.

E cosa sarebbe quella che tu chiami “visione”?
Puoi pensarla come quando tu chiudi gli occhi e sogni. Anzi in tante culture sciamaniche viene usato un termine che significa per l’appunto “sogno”. Per esempio gli Shuar la chiamano “kara” (trad. sogno). Questo non vuol dire che le visioni le hai dormendo! Quando si fanno esperienze sciamaniche (ma questo può succedere anche spontaneamente) la percezione alterata fa vedere, udire o più generalmente sentire cose che normalmente sarebbero precluse ai nostri sensi. Tutte queste cose nel loro insieme vengono chiamate “visioni”, anche se il termine è un po’ fuorviante perché non necessariamente sono visive. Ti può capitare di sapere per certo che qualcosa sta per accadere (per esempio che una tua persona cara morirà a breve o si ammali gravemente) senza che tu ne abbia alcun reale motivo. Anche questa è una visione, nonostante tu effettivamente non veda nulla con gli occhi. Varie tradizioni sciamaniche al riguardo sono più sagge, sanno che l’altra realtà, quella da cui tutto ha origine, è il sogno, proprio come quello che noi sperimentiamo ogni notte. Comunque non voglio dire quello che lo sciamano racconta nel libro: lui ha una grandissima capacità di esprimere in maniera semplice cose che la nostra mente non comprende facilmente.

All’inizio hai detto che nel libro ci sono delle tue esperienze. Puoi raccontarne una?
Certo! Di esperienze, come tutti gli allievi dello sciamano, ne ho avute tante. Però ho deciso di riportarne una in particolare a cui non solo io ho fatto parte. Mi riferisco alla depossessione di un amico che è avvenuta senza che ce lo aspettassimo. Mi spiego. Una mattina, dopo che lo sciamano durante la notte precedente aveva avuto delle visioni importanti e ce le voleva comunicare, eravamo radunati in un prato intorno a lui, quando uno di noi perse il controllo e iniziò a muoversi in maniera innaturale, emettendo versi non umani e comportandosi come quello che noi chiameremo “indemoniato”. Non era la prima volta che succedeva, tuttavia quel giorno era incontrollabile e la sua forza era enorme. In sette dovemmo stargli addosso per tenerlo fermo: due per gamba, uno per braccio e uno alla testa per impedirgli che si mordesse la lingua! Senza entrare nei dettagli che sono descritti nel libro, lo sciamano gli “strappò” lo spirito possessore di dosso e lo sostituì con uno più adatto. La cosa che mi colpì maggiormente era la sua tranquillità durante la guarigione, mentre noi eravamo ovviamente scossi dall’eccezionalità dell’evento. Lo sciamano sembrava stesse danzando con la realtà.

Hai in pentola altri progetti editoriali?
E’ un po’ presto per dirlo, però mi piacerebbe scrivere di più sulle esperienze sciamaniche mie e di altri allievi e sui viaggi in luoghi di potere. Che nella nostra tradizione, quella Shuar, sono principalmente zone tropicali dove c’è la foresta pluviale. Da dove provengono i nostri principali spiriti aiutanti.

Dove si può comprare il libro?
In Amazon e in 4500 librerie italiane (su ordinazione).
ISBN: 978-88-92632-14-1 (versione cartacea, ed. youcanprint.it)
ISBN: 978-88-26029-29-0 (ebook)

Grazie e a presto!
F.F.
[EffeEffe Biblios]